Project - UP THE DUFF

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Project

Up the Duff  is the title of this international touring exhibition but it is also a London expression for "pregnant" and thus evokes the maternal sense of the city as a mother. It signifies the ‘full to the brim’ feeling as a reference to the multiculturalism of modern metropolises such as London, Rome or Milan. These mega cities contain a true mix of cultures that live together without realising that they are sharing a reality, despite the ghettos and areas in which they try to preserve their roots, alienated from the urban context with self-reference as their sole handhold.

Up the Duff  represents a dialogue between Rosie Leventon’ s architectural sculptures and Leandro Lottici’ s urban landscapes.

Rosie Leventon reflects in five sculptures, the experiences accumulated from her travels in the Middle East linked with the immediate reality of the London borough of Brent, where she lives and works. From pigeon cots to Buddhist temples, she refers to the sort of structures that we do not see in our everyday lives.

Leandro Lottici represents in three large paintings the contemporary human being, dispersed in his frenetic wanderings of the urban environment in a city like London. Geometrical visions of apparent abstraction bring the spectator to an impossible point of view, with a combination between primary colours in the middle of greys and blacks.

The sculptures and large paintings are created with the main material, called celotex, which can be found just about everywhere, used for insulation, but is difficult to notice because it is inside the structure of buildings. Raw pigment and other materials have been used as a coating and base for all the pieces.

They create an analogy between the industrial mass produced material and the hand crafted objects, to combine raw materials and industrialized ones changing roles and mixing them smoothly. Rosie Leventon and Leandro Lottici allow us to look through the lens of our everyday Junk Culture of concrete blocks, hamburgers and car parks to see the evidence of other cultures only dimly perceived and often misunderstood.



Up the duff, è il titolo di questa mostra internazionale itinerante ma è anche un modo di dire londinese per esprimere il termine italiano "incinta" a voler evocare il senso materno con la città come madre, fulcro. Oltre che "incinta" significa anche "pieno", "colmo", "ricolmo" con riferimento alla multiculturalità delle metropoli moderne come Londra, Milano e Roma. Questi mastodonti che contengono un insieme di culture che convivono senza essere consapevoli del fatto che condividono una realtà, nonostante i loro ghetti, le zone dove si tenta di riprendere e conservare le proprie radici, estraniandosi dal contesto urbano e con l'autoreferenzialità come unico appiglio.

Up the Duff  rappresenta un dialogo tra le sculture architettoniche di Rosie Leventon e i paesaggi urbani di Leandro Lottici.

Rosie riflette in cinque sculture, le esperienze accumulate dai suoi viaggi in Medio Oriente collegate con la realtà del quartiere londinese di Brent, dove vive e lavora. In questa zona si trova uno dei più alti numeri di minoranze etniche del Regno Unito: vi è, per esempio, il più grande tempio indù al di fuori dell'India. Dai nidi di piccione ai templi buddhisti, fa riferimento continuo a un tipo di strutture che non vediamo nella nostra vita quotidiana.

Leandro Lottici raffigura invece in tre grandi tele l'essere umano contemporaneo, disperso nel caos frenetico dell'ambiente urbano delle grandi metropoli come Roma, Londra, Milano, Berlino o Napoli. Visioni geometriche di astrazione apparente che portano lo spettatore a un punto di vista impossibile, con una combinazione tra colori primari e un grigio e nero proveniente da materie prime. Egli rappresenta l'idiosincrasia di Roma, la sua città natale, attraverso i suoi occhi e le sue esperienze.

Le sculture e i grandi quadri sono realizzati con il medesimo materiale principale, denominato Celotex, che si trova praticamente ovunque, utilizzato per l'isolamento, ma solitamente difficile da notare perché si trova all'interno delle strutture degli edifici. Pigmenti primi e altri materiali sono stati utilizzati come rivestimento e base per tutti i pezzi.

Essi creano un'analogia tra la massa di materiale industriale prodotto e la mano e gli oggetti artigianali, combinando le materie prime a quelle industriali. Rosie Leventon e Leandro Lottici ci permettono di guardare attraverso la lente della nostra cultura Junk ("spazzatura") quotidiana fatta di blocchi di cemento, hamburger e parcheggi per vedere le prove di altre culture solo vagamente percepite e così spesso fraintese. C'è un'ambiguità costruita appositamente fra i materiali usati e la realtà giustapposti mediante un dialogo dinamico tra opere e spettatore.

 
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